Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di uno sguardo che unisca senza mescolare, che comprenda senza giudicare.
Tradizioni culturali e spirituali, insieme allo svilupparsi delle scienze, sono spesso molto più di ciò che appare a uno sguardo superficiale.
In un certo senso potrebbero essere viste come manifestazioni di forze vive che hanno plasmato la coscienza e la vita umana.
Se le osserviamo da vicino, scopriamo che parlano tutte di noi e che, proprio come noi, nessuna è completa da sola. Negli ultimi secoli, via via in modo esponenziale, gli aspetti più materiali e scientifici hanno preso maggior peso, ma tutto è comunque presente, ciascuno con accento di attenzione su un aspetto in particolare.
Mi verrebbe da dire, banalizzando, che come i cinque elementi ciascuna forza manifesta include l’insieme, esaltando contemporaneamente un aspetto:
- l’amore che guarisce
- la giustizia che illumina
- l’armonia che nutre
- la libertà che crea possibilità
- l’unità che sostiene
- l’ordine che orienta
Tra scienze e vie spirituali, attraverso l’integrazione del cuore può nascere una rinnovata saggezza.
Siamo in prossimità di inizio d’anno e, come ogni inizio, può essere occasione per fare il punto e immaginare i nuovi sentieri, nuove ricerche.
In questi giorni sto molto riflettendo sulla contrapposizione che distrae: tra credenze, popoli, idee, spirito/materia.
Una domanda sorge spontanea: a chi giova? E soprattutto, quali conseguenze porta nel vissuto umano?
Si può essere pienamente se stessi nel rispetto degli altri. Cosa accadrebbe se invece di perdere energia in continue contrapposizioni ci si supportasse o anche solo ci fosse un atteggiamento di discernimento o neutro?
Dicevo che siamo in prossimità di capodanno e pensavo alle festività sacre. In un certo senso, a mio parere del tutto opinabile, le feste religiose sfrondate da nomi riti e rimandi, celebrano una sola cosa: il rinnovamento del rapporto tra l’umano e il divino attraverso il tempo, il corpo, la comunità e la coscienza.
Ripenso a rituali a cui ho partecipato o ho assistito secondo diverse credenze e ho sempre trovato come un punto, un momento in cui l’invisibile cerca di divenire percepibile, l’essere umano arriva quasi a ricordare chi è e da dove viene, cercando di collegarsi a “portali” verso la divinità.
Senza entrare nel merito di ciascuna tradizione, se si unisse tutto, potrebbe emergere l’idea che l’essere umano tende a celebrare la possibilità di rinnovarsi, in un lato o l’altro, in un modo o un altro, di questa stessa natura misteriosa; chi tenta di custodire l’amore, chi la giustizia, chi la luce, chi la disciplina, chi la natura, chi il risveglio, chi il ritmo, con la scienza che cerca di spiegare con metodi propri terreni.
Da queste riflessioni è nata una piccola fiaba. Non per spiegare, ma per evocare. Non per insegnare, ma per ricordare.
Il cerchio delle feste : una fiaba per grandi e piccini
Era una mattina luminosa e quattordici bambini si misero seduti in cerchio sotto un grande albero. Ognuno veniva da un luogo diverso del mondo e portava nel cuore una storia speciale: la storia della festa che la sua gente celebra.
Iniziò il primo bambino:
«Io vengo dal futuro, gli adulti hanno distrutto tutto e non c’è più molto da celebrare se non le poche vite rimaste. Sono qui con voi per chiedervi di aiutarmi a convincere i grandi a ricordare quanto meravigliosa sia la vita umana, nella sua imperfezione. Nel gruppo rimasto celebriamo la bellezza e la forza naturali che il divino ci aveva concesso, ricordando di usare bene il libero arbitrio e mettendo in ogni pensiero e gesto della giornata l’Amore.»
Gli altri bambini si strinsero ancora di più in cerchio, facendo posto al nuovo amico del futuro, come a voler creare uno scudo di protezione per tutti e il desiderio di scelte nel nome dell’Amore.
Nessuno rise di quelle parole. In quel cerchio, anche il futuro sembrava chiedere ascolto.
Fu la volta del secondo bambino:
«Qui sulla terra i miei genitori, gli amici dei miei genitori e quelli che frequentano certi ambienti non hanno feste religiose. Credono che si tratti soprattutto di superstizioni, mentre loro sono tutti scienziati o comunque credono nelle cose verificabili. A volte nei loro occhi vedo un po’ di tristezza, ma riconosco che hanno creato cose importanti. I festeggiamenti li fanno soprattutto quando raggiungono dei risultati»
Gli altri bambini sentirono il desiderio di conservare in futuro la capacità di inventare cose nuove per il benessere dell’umanità, ma cercando soluzioni che facessero vibrare il cuore.
Così continuarono gli altri bambini:
«Nel mio paese, festeggiamo il Capodanno che arriva con la primavera, quando il giorno e la notte si pareggiano e la natura si risveglia. È un momento di gioia, di nuovi inizi e di accoglienza della luce.»
Gli altri bambini sentirono il desiderio di rinnovarsi, proprio come la terra che torna verde.
«Io conosco una festa che ci ricorda che il nostro popolo è stato liberato dalla schiavitù. Sediamo attorno alla tavola e raccontiamo la storia della libertà.»
Tutti sentirono il valore di uscire dalle proprie paure e restare liberi di essere se stessi.
«La nostra notte più sacra è durante un mese particolare. È una notte di potere in cui cerchiamo di ascoltare più forte la voce della bontà e della pace.»
Gli altri capirono che a volte il silenzio dentro di noi parla più delle parole.
«Da noi al termine di un mese speciale c’è la festa del rompere il digiuno: un giorno di gioia, preghiera e condivisione, soprattutto con chi è povero o solo.»
Quel gesto di condivisione parlò a tutti di cura e dono reciproco.
«La mia festa a volte si nasconde tra luci e addobbi, ma mio nonno mi ha spiegato che il vero significato deve essere cercato perché importante. Dal cielo alla terra, un sacrificio che permette a ogni uomo che lo cerca e lo trova di tornare dalla terra al cielo. Ancora non l’ho compreso bene, ma so che vuol dire amore per ogni essere umano. È un tempo di luce, di pace e di stare insieme.»
I bambini sentirono quanto fosse grande il desiderio di pace e amore condiviso.
«Nel mio tempio festeggiamo la nascita, l’illuminazione e la pace. È un giorno di meditazione e compassione.»
Tutti sentirono l’importanza di vedere con chiarezza dentro di sé e di essere gentili con gli altri.
«La mia festa celebra la comunità di chi vive con cuore aperto e mano pronta ad aiutare.»
Gli altri compresero che servire con gioia è un modo profondo di stare nel mondo.
«Nella nostra comunità festeggiamo un Capodanno come invito a vedere l’umanità come una sola famiglia, e ogni anno è un nuovo inizio di pace e unità.»
I bambini sentirono una dolce speranza nascere nei loro cuori.
«Noi celebriamo la primavera che esplode nei colori e tutti si gettano polveri colorate per dire che la vita è gioia e che l’odio svanisce.»
Gli altri ridacchiarono all’idea dei colori e capirono che la gioia può unirci al di là di ogni differenza.
«La mia festa è un tripudio di luci e illumina la notte con mille luci perché il bene vince sull’oscurità.»
Gli altri bambini sentirono una verità semplice ma potente: anche una piccola luce vince le ombre.
«C’è un giorno molto serio che festeggiamo come senso di Espiazione. Si passa la giornata in preghiera e si chiede perdono, per fare pace con se stessi e con gli altri.»
Tutti compresero che riconoscere un errore e chiedere perdono è un atto di grande coraggio.
«E c’è anche la festa del sacrificio che ricorda il sacrificio degli antichi e l’importanza della generosità con chi ha bisogno.»
E così tutti i bambini sentirono che dare qualcosa di sé agli altri è un seme di bontà.
La conclusione del cerchio. Quando ebbero finito, si sedettero in silenzio a guardare il tramonto, la terra, i vicini.
Ognuno aveva raccontato la sua festa: libertà, luce, compassione, condivisione, memoria e gioia.
Capirono che, attraverso tutte quelle feste diverse, c’era una piccola verità comune:
ogni festa chiama l’essere umano a guardare dentro di sé, a diventare più umano e più presente nei rapporti con gli altri. In ogni persona può vivere un frammento della grande verità.
Decisero che, durante l’anno, avrebbero provato a ricordarsi delle storie degli altri, come se fossero dodici luci spirituali da tenere accese dentro il cuore, con l’equilibrio di una scienza più umana e il ricordo del futuro possibile.
Mi auguro che questa piccola fiaba ti sia piaciuta e non abbia urtato la tua sensibilità, se così fosse mi scuso, non era mia intenzione, ma solo il desiderio di un’apertura.
Se in qualche modo invece le parole ti hanno risuonato ti lascio, come dono, un piccolo esercizio interiore per il 2026:
- Incarnare l’Amore
Lavoro di consapevolezza: Portare amore dove c’è freddo, ferita, solitudine.
Gesto quotidiano: un atto gratuito, senza ritorno. - Assumersi la Responsabilità
Lavoro di consapevolezza: Chiedersi: “Di cosa sono responsabile oggi?”
Gesto quotidiano: mantenere una parola data. - Affidarsi con Fiducia
Lavoro di consapevolezza: Lasciare andare il controllo
Gesto quotidiano: iniziare la giornata con un atto di affidamento - Scegliere il Bene
Lavoro di consapevolezza: Distinguere luce e ombra nelle azioni
Gesto quotidiano: scegliere la verità, anche se scomoda. - Riconoscere l’Unità
Lavoro di consapevolezza: Vedere il divino in ogni volto.
Gesto quotidiano: dire “tu sei come me” interiormente. - Svegliarsi alla presenza
Lavoro di consapevolezza: Osservare senza giudicare.
Gesto quotidiano: 5 minuti di silenzio consapevole. - Seguire il Flusso
Lavoro di consapevolezza: Agire solo dove c’è naturalezza.
Gesto quotidiano: rallentare un’azione. - Armonizzare le Relazioni
Lavoro di consapevolezza: Curare il modo in cui parli e agisci con gli altri.
Gesto quotidiano: rispetto consapevole in una relazione. - Purificare tornando alla semplicità
Lavoro di consapevolezza: Liberarsi dal superfluo (mentale e materiale).
Gesto quotidiano: pulizia consapevole. - Servire con gioia
Lavoro di consapevolezza: Mettere il proprio talento al servizio.
Gesto quotidiano: aiutare senza essere visto. - Onorare il ritmo
Lavoro di consapevolezza: Riconoscere il legame con terra e antenati.
Gesto quotidiano: gratitudine alla Terra. - Integrare
Lavoro di consapevolezza: Unire tutte le parti di sé.
Gesto quotidiano: scrittura o riflessione integrativa.
Luce sul cammino
Buon 2026
Marina




